Francesco Nesi 

Fisico edile, PhD in Fisica presso l’Università di Regensburg e Post-Doc in Fisica Edile all’Università di Innsbruck

Francesco_Nesi

Sono il direttore dell’Istituto nazionale ZEPHIR Passivhaus Italia.  Sono fondatore della Conferenza nazionale Passivhaus, giunta alla sua sesta edizione e autore del primo Masterpiece su PASSIVHAUS, Maggioli editore con la prefazione del Prof. Dr. Wolfgang Feist.

Dal 2007 promuovo lo standard Passivhaus in Italia e nel mondo.

Sono autore di decine di pubblicazioni su riviste scientifiche e specializzate e collaboro attivamente con diverse realtà internazionali per l’integrazione dello standard PASSIVHAUS in protocolli di certificazione ambientale.

Vi aspetto alla sesta Conferenza Nazionale Passivhaus insieme al Team Zephir!

Maurizio Pallante

Divulgatore

Maurizio Pallante è Nato a Roma nel 1947, laureato in lettere, è stato insegnante e preside. Dal 1988 svolge un’attività di ricerca e divulgazione scientifica sui rapporti tra ecologia, tecnologia e economia, con particolare riferimento alle tecnologie ambientali.

Scientificamente sappiamo cosa sia. Ma se lei dovesse darci la sua
definizione, di “cambiamento climatico” cosa direbbe?

Cambiamento climatico: aumento della temperatura terrestre rispetto ai valori del periodo pre-industriale; allungamento dei periodi di piovosità e siccità, intensificazione degli eventi meteorologici estremi.

In quale rapporto sono cambiamento climatico e edilizia? Quali conseguenze ha l’uno sull’altro?

Edilizia e cambiamenti climatici: in Italia gli edifici soltanto con il riscaldamento invernale contribuiscono per un terzo alle emissioni di CO2; a questo contributo occorre aggiungere i consumi elettrici che stanno aumentando con la diffusione dei condizionatori; poiché il 70 per cento dei consumi per il riscaldamento e il condizionamento sono dovuti alle dispersioni termiche degli edifici, edifici ad alta efficienza energetica che riducano questi sprechi possono dare un contributo determinante alla riduzione delle emissioni di CO2 e, quindi ai cambiamenti climatici.

Quale sarà il focus del suo intervento alla 7^ Conferenza Nazionale Passivhaus?

La riduzione degli sprechi energetici degli edifici e, quindi, delle loro esigenze di riscaldamento e condizionamento non richiede modifiche degli stili di vita (come nel settore dei trasporti); si può avvalere di tecnologie già consolidate; consente di ridurre i costi di gestione per cui con i risparmi si ammortizzano i costi d’investimento.


Come costruire per il futuro? Le chiediamo di indicarci tre caratteristiche secondo lei indispensabile per gli edifici del futuro.

Ottima coibentazione, impianti di ventilazione con recupero del calore, pannelli fotovoltaici o impianti minieolici abbinati a pompe di calore.

Maurizio Pallante

Emanuele Naboni

Professore

Emanuele Naboni

Scientificamente sappiamo cosa sia. Ma se lei dovesse darci la sua definizione, di “cambiamento climatico” cosa direbbe?

Il cambiamento climatico è un danno creato dall’uomo e che deve essere riparato dall’uomo. L’edilizia non può quindi “limitarsi a limitare” il danno. L’edilizia deve contribuire a rigenerare un corretto clima. Bisogna passare dal costruire “meno peggio” a edifici che diano un contributo positivo.

In quale rapporto sono cambiamento climatico e edilizia? Quali conseguenze ha l’uno sull’altro?

Gli edifici sono tra i maggiori complici del climate change con un impatto di circa il 20% delle emissioni di gas serra. Gli edifici contribuiscono attraverso il loro uso, e la loro costruzione, all’aumento di emissioni di CO2. Il cambiamento climatico determina nuovi condizioni, specialmente urbane dove l’edificio è sotto stress climatico, il che genera ulteriore emissioni.

Quale sarà il focus del suo intervento alla 7^ Conferenza Nazionale Passivhaus?

I temi saranno legati alla rigenerazione climatica, all’influenza del cambiamento climatico sui consumi degli edifici, all’interazione tra cambiamento climatico, microclima e edificio, allo shift da carichi di riscaldamento a carichi di raffrescamento, all’uso di scenari climatici del future per la progettazione, lo sviluppo di key performance indicators che raccolgono parametri sia quantitativi, che qualitativi e la creazione di workflows digitali per l’adattamento climatico degli edifici.

Come costruire per il futuro? Le chiediamo di indicarci tre caratteristiche secondo lei indispensabile per gli edifici del futuro.

  • Gli edifici dovranno essere carbon-positive (progettando per scenari climatici del future) privilegiando sia l’efficenza architettonica e approcci sistemici all’energia
  • Gli edifici dovranno essere concepiti per proteggere chi li occupa dai cambiamenti climatici, dentro e fuori casa. 
  • Sarà necessario l’utilizzo di intelligenza articficiale per l’individuazione di co-benefit tra la progettazione dell’edificio, il weelbeing e il microclima
  • Collaborazione tra edificio e sistemi naturali (Nature Based Solutions) che permettono significativi benefit in termini di adattamento climatico e assorbimento di emissioni e benefici di wellbeing.

Simone Gea

Architetto

Quale è il valore più importante di questo suo progetto?

La cosa che per noi ha più valore è passare a prendere un caffè dai nostri clienti, soprattutto perché è un piacere reciproco. Questo intrinsecamente racchiude tutti i valori dell’edificio, perché significa che la casa risponde a tutte le loro aspettative. E questa per noi è una grande soddisfazione, dato che la casa è tagliata su misura per loro.

La loro idea era di un edificio ben integrato nel contesto naturale e permettesse di godere del bellissimo panorama. Volevano un ambiente interno caldo e accogliente, con il tetto in legno a vista, ed un comfort elevato in ogni periodo dell’anno. Volevano un progetto Passivhaus dai consumi contenuti e con emissioni ridotte al minimo.

A distanza di qualche anno possiamo dire senza presunzione di aver centrato l’obiettivo!

E il costo del caffè che ci offrono ogni tanto è addirittura maggiore dei consumi quotidiani della casa (0,66 euro/giorno per tutto).

Cosa rappresenta per lei questo primo posto e la partecipazione alla Conferenza Passivhaus?

Per me e per lo studio è sicuramente un importante riconoscimento, per cui ringraziamo la giuria di averci scelti! Questa è anche l’occasione per mostrare a una platea variegata quali sono i risultati del nostro lavoro e come ogni giorno noi professionisti possiamo impegnarci direttamente nella battaglia per l’ambiente.

Noi applichiamo in ogni nostro progetto i principi Passivhaus, sia in nuove costruzioni che nelle ristrutturazioni. L’importante non è il bollino da perseguire a tutti i costi, ma quelli che sono i principi di base e gli obiettivi da raggiungere: il calcolo energetico PHPP, il progetto della tenuta all’aria, la scelta dei materiali e dei componenti, i dettagli costruttivi, le prove in opera, sono finalizzati alla qualità della costruzione, alla salubrità degli ambienti, al comfort degli occupanti e alla riduzione delle emissioni.

La casa di Chiaverano da sola rappresenta una goccia nel mare. Le migliaia di Passivhaus realizzate nel mondo secondo me devono invece essere un esempio e un grande stimolo per svoltare anche in Italia verso un’edilizia di qualità.

Quanto c’è ancora da fare per cambiare rotta in edilizia nel nostro paese?

Tanto, anzi tantissimo. Viviamo un periodo storico di grandi contraddizioni e di grande confusione.

Ricordiamoci sempre che da adesso in avanti dovremo misurarci sempre di più con il patrimonio edilizio esistente, che potrà essere un grosso problema oppure una grande occasione per una svolta.

Oggi è il privato a chiedere qualcosa di diverso, ma spesso poi si perde per strada: il web è fonte inesauribile di informazioni, ma le persone vanno poi guidate e indirizzate verso le scelte giuste, mentre spesso si trovano poi sole o mal consigliate. Per farlo servono professionisti e imprese preparate, che devono trovare il coraggio di formarsi e di abbandonare la propria “comfort zone” legata alla tradizione, fidandosi dell’innovazione.

Noi abbiamo intrapreso questa strada ormai da più di 10 anni e siamo certi sia quella giusta, speriamo che anche le politiche nazionali aiutino ad accelerare questa lenta rivoluzione che è già in atto.

Arch_Simone Gea